giovedì, agosto 19, 2004

aggiornamento diario 

26 luglio CACARELLA E ALTRO DA JAIPUR
Ciao ragazzi. il nostro diario indiano ha tardato un po’ perché abbiamo avutoun po’ di contrattempi. Niente di grave, tranquilli, però siamo stati costrettia fermarci una settimana a Jaipur e non abbiamo ancora visto molto. Da Delhisiamo scappati quasi subito, perché è caotica, inquinatissima e soffocante.Ci siamo trattati bene, abbiamo preso una macchina con autista per piùdi due settimane, insomma un lusso. In realtà pensavamo di trattare per l’aria condizionata direttamente con l’autista, ma abbiamo scoperto che èun cacacasotto e non ha accettato le nostre lucrosissime offerte. Però nonci arrendiamo, il viaggio è ancora lungo, anche se lui sembra proprio tonto,anche gli altri autisti lo prendono in giro! Abbiamo visto il Taj mahaled è magnifico, davvero sorprendente, da fuori non si vede, e quando ti appare ti lascia senza fiato.
Abbiamo visto anche un pò di templi, e tanti animali, scoiattoli, cammelliscimmie uccelli. E soprattutto mucche. Se la comandano, in mezzo al trafficocaotico, sono uno spettacolo, non si smuovono neanche vedendo un camionche le punta a 100 all’ora strombazzando.
Gli indiani sono bellissimi, hanno occhi neri che ti leggono dentro , ledonne sono elegantissime , chissà quanto ci vedono brutti, piccoletti, slavatie vestiti da straccioni.
Ai templi i ragazzini mi fanno le foto (sto scrivendo io perchè fa troppocaldo e claudio nun iela fa, si è buttato in piscina), sono incuriositi,vedeste come se la ridono. Turisti stranieri poco e niente, e a me mancanoun pò il confronto, lo scambio di informazioni…vabbè, il motivo s’è capito:fatroppo caldo per venire qui in questo periodo.
Ora vado anche io perché sono arrivate mille zanzare.
Vi abbraccio e aspetto vostre notizie vacanziere e non
roberta

28 luglio PUSHKAR
Rieccoci.Siamo a Pushkar, nel cuore del Rajastan, dove i pellegrini si immergonoin un lago circondato da aspri monti. il clima è meno peggio che altrovee l’atmosfera è molto rilassata. ci sono tanti pseudo bramini e altri santonimagrissimi col volto pitturato e turbanti strani.
le mucche imperversano nelle viuzze, strusciando il musosugli abiti esposti nei bazar e scacazzando ovunque.
noi finalmente ci sentiamo in vacanza, abbiamo prenotato un bell’albergo sul lago e forse domani cifacciamo fare un massaggio ayurvedico.
Vi mandiamo un grosso bacio
roberta e claudio

1 agosto JODHPUR
Ciao a tutti, siamo a Jodhpur, la citta blu, anche se ancora non l’abbiamovista perchè abbiamo viaggiato tutto il giorno sotto un bell’acquazzone.finalmente il monsoon. qui tutti lo invocavano, ed anche noi, dopo avervisto i laghetti di udaipur tutti secchi, con le mucche che vi pascolavanodentro ed i bimbi che giocavano a cricket.insomma una tristezza infinita...pensatea venezia senza acqua!
stiamo vedendo dei posti bellissimi, e gli indiani ci piacciono un sacco,tranne i camionisti, che fanno sorpassi pericolosissimi e vanno contromano, e tranne quelli che sul ciglio della strada fanno ballare gli orsiper guadagnare qualche moneta {ai quali claudio urla fuck you dal finestrinoin un inglese perfetto!}
siamo in grande forma, specialmente ora che il monsone ha abbassato le temperature.
ci fa ancora un pò schifo il cibo indiano, ma crediamo chetra poco passeranno gli effetti dell’intossicazione.
il nostro autista non sa usare le marce {immaginate i sorpassi che duranomezzora..}, si perde ad ogni bivio e parla in modo incomprensibile, neanchegli indiani sembrano capirlo, comunque grazie a lui stiamo vedendo un saccodi posti meravigliosi, e siamo contenti di aver scelto questo tipo di vacanza,anche se tra poco finiranno le comodità e ci aspetta un bel treno notturnoper Varanasi.
vi auguriamo buone vacanze, dato che ormai siete tutti in partenzafateci sapere
baci
r e c

5 agosto JAISALMER
siamo a jaisalmer, in mezzo al deserto, quasi al confine col pakistan.la citta è magnifica, tutta di pietra, color seppia, arroccata su uno sperone di roccia.appena arrivati siamo stati accolti da una tempesta di sabbia: improvvisamentel’aria si è tinta di un intensissimo color arancio, il vento ha cominciatoa soffiare forte, non si vedeva più nulla.
fa molto caldo, ma noi ci svegliamo presto e facciamo lunghe pause pranzoin albergo.
degli indiani stiamo cominciando a capire un pò di cose. sulle caste sonoun pò vaghi, e sembra vogliano farci apparire il sistema più flessibiledi quello che e'.
abbiamo capito che i matrimoni sono tutti combinati, gli sposi non si conoscono,a volte c’è solo un bride viewing se lo sposo vuol vedere la sposa, se noneanche quello. ci hanno anche spiegato che comincia a diffondersi l’ideadi un matrimonio diverso, not arranged, anche se non viene ancora messain pratica. per spiegare questo tipo di matrimonio un indiano ha detto:"you know love?" per fortuna we know, e da almeno tre generazioni.da questo punto di vista sono indietro di cento anni. le famiglie si indebitanoed ipotecano la casa per pagare al futuro marito la dote, ci hanno parlatodi non meno di 8000 dollari. insomma, avere figlie femmine è proprio unasfiga qui, ed infatti, gli aborti sono illegali, perchè si continuano apraticare aborti selettivi di feti sani di sesso femminile.per venire fin qui abbiamo visto case di fango con tetti di paglia, il paesaggioè completamente diverso da quello delle città, ed anche la povertà che c’è qui è diversa da quella vista a delhi, agra e jaipur dove ci sono centinaiadi famiglie che vivono sui marciapiedi.
si cominciano a vedere turisti, spagnoli e francesi, soprattutto. noi abbiamoconosciuto una coppia di torinesi che abita a cento metri da casa nostra . pazzesco.facciamo lo stesso giro e ci vediamo spesso, dandoci appuntamento alle fortezzedelle varie città.
non riusciamo a scrivere spesso perchè le linee sono lente e ci sono continuiblackout.però vi pensiamo e aspettiamo vostre notizie
baci roberta e claudio

10 agosto DELHI
rieccoci a delhi. siamo scappati per ben due volte da questa città cosìcaotica ma stavolta ci tocca rimanere un giorno intero, l’ultimo di vacanza.in fondo ci sentiamo un pò a casa: la pizza di pizza hut è come quella altegamino e poi la città è bloccata dai lavori per la costruzione della metro...insomma proprio come a torino!
da jaisalmer siamo passati di qui per prendere il treno per varanasi, felicidi mollare la nostra indi-car e soprattutto il nostro autista, l’unico indianoprepotente e scontroso su un miliardo di persone!! nonostante i 50 dollari(cifra pazzesca per l’india) la prima classe faceva davvero schifo, ed ioho passato i primi 20 minuti a convincere claudio a non scendere, e glialtri 800 interminabili minuti a vedere claudio che ammazzava scarafaggial ritmo di due al minuto bestemmiando come un turco.comunque è valsa la pena perchè varanasi è davvero una città speciale, sirespira un'aria diversa, abbiamo capito un pò di più gli indiani, vedendolinel loro luogo sacro.
la gita sul ganga (cosi chiamano il gange) all’alba è stata magnifica, lacittà era deserta mentre il fiume era pieno di fedeli che facevano le abluzionie pregavano. a dire il vero c’erano anche tante persone che si lavavano(anche i denti!!!) in quell’acqua che dire putrida è dire poco, ma questonon ha tolto nulla alla magia di quel momento, ed anzi ci ha fatto capire quanto è importante il rapporto della gente con il fiume. abbiamo vistole pire funerarie e le preghiere al tramonto, quando una dolce musica scendedai templi ai ghat ed i fedeli sono assorti a guardare i bramini che fannostrani cerimoniali con candele, incensi e dolci movimenti, lanciando fiorinell’acqua (che a quell’ora sembra invero una fogna a cielo aperto).abbiamo girato la città su un motorisciò guidato da un pazzo scatenato,le montagne russe sono niente in confronto, anche perchè tra mucche, biciclette,dossi e buche, cavarsela era davvero difficile. ma ce l’abbiamo fatta.siamo tornati in aereo, e ci siamo precipitati a mangiare la pizza, questocibo indiano non lo sopportiamo più, con tutto che appena potevamo abbiamoprovato a mangiare bruscette, bruskette, fussili, penne arabbiate..insommail peggio del peggio della cucina italoindiana..una volta ci hanno datoanche una chapati (una specie di piadina) con un pò di pomodori sopra spacciandocelaper vera pizza italiana!
ora vi lascio perchè nonostante l’ora si muore di caldo e claudio non ce lafa più. ormai la vacanza è finita e del monsone neanche una traccia, nonostantele nostre preghiere ai loro dei dalle forme strane, con proboscidi, occhiin fronte e dieci mani. no good monsoon neanche quest’anno, sobbbb!
un abbraccio, a presto
roberta (e claudio)

18 agosto AMARCORD
La vacanza in India non era stata abbastanza faticosa, evidentemente. Quindi ci voleva il viaggio di ritorno per darci la botta finale.
Alle cinque di mattina il taxista con cui avevamo contrattato non si fa trovare; noi con gli zainoni ci avventuriamo per nuova delhi, ancorabuia, trovando finalmente il tipo, che se la dormiva beato in macchina.
Una volta sveglio, si è accorto che una ruota era bucata...fortuna che c'era unaltro tassì, con autista parimenti addormentato, che si è buttato un pòd'acqua fresca in faccia e ci ha portati in tempo all'aeroporto.Di lì in poi, un crescendo: due ore di ritardo, persa la coincidenza aMonaco, quattro ore di attesa in aeroporto. Riusciamo a salire in orario sull'aereo, ma dopo un centinaio di metri, pocoprima del decollo, il capitano ci informa che dobbiamo tornare al gateperchè abbiamo due ruote bucate!!! la hostess ci informa che capita una voltaogni vent'anni, che consolazione!
Facciamo in tempo ad arrivare al gate che si scatena l'inferno: un vero eproprio uragano, con alberi divelti, vetri che tremano e aeroporto costrettoa chiudere. Noi non ci riusciamo a credere: il monsone tanto atteso in indialo troviamo in Baviera. Effetti della globalizzazione?!!
Ora siamo a casa, da tre giorni mangiamo pasta a pranzo e a cena, e abbiamo già recuperato alcuni dei chili persi, oltre all’appetito.
L’India è sempre nei nostri pensieri, il distacco è difficile, le sensazioni sono contrastanti.
Ma non poteva che essere così: l’India stessa ci è parsa piena di contrasti.
Pensiamo alla precarietà che regna sovrana in ogni campo, dalla circolazione stradale, priva di regole, alla sicurezza sul lavoro e all’assistenza sociale, inesistenti,: tutto è sulle spalle degli indiani, lo stato è un’entità astratta, anche la scuola pubblica costa delle cifre folli. Eppure, fatta eccezione per i casi di estremo disagio, si legge nei loro occhioni neri una serenità che non ci riusciamo a spiegare, e che loro sono riusciti a comunicarci fin dal primo momento.
Stride anche la condizione delle donne: sguardi timidi, divieto di uscire da sole, doti, matrimoni combinati e aborti selettivi, come se il Paese non fosse stato governato per vent’anni da Indira Gandi con poteri che hanno sfiorato la dittatura, ed ora non fosse retto da sua nuora, per giunta italiana.
Anche il paesaggio ci ha lasciato perplessi: forse a causa dell’assenza da anni di un buon monsone, dal finestrino della macchina abbiamo visto una campagna prevalentemente piatta, brulla, assetata. Il paesaggio urbano, invece, era di una vivacità inimmaginabile: biciclette, risciò, carri, auto, mucche, asini, cani, capre, talvolta anche elefanti, scimmie e cammelli. Tutto era calore e colore.
Ci viene anche in mente l’estrema sporcizia in cui ci siamo mossi: i mucchi di immondizia nelle strade, gli sputi continui, la pipì fatta ovunque, gli escrementi delle mucche. Eppure insieme a noi c’erano donne elegantissime vestite in sari di seta, ornate di bracciali, cavigliere, anelli; bimbi curatissimi, con gli occhi truccati per allontanare gli spiriti negativi; uomini sempre in camicia, anche nelle ore più calde. Non abbiamo mai visto tanti barbieri, nei villaggi bastava una sedia e uno specchio appeso a un albero, un cliente c’era sempre. Eppoi le tintorie, una ad ogni angolo, e panni stesi ovunque, oppure stirati per la strada con ferri a carbone.
A volte vorremmo essere ancora lì, a visitare le altre indie, come il kerala o il sikkim, a contemplare i meravigliosi sari delle donne o la dolcezza degli uomini che si tengono per mano. A volte ci sentiamo più liberi e leggeri, contenti di esserci tolti quella corazza che siamo stati costretti ad indossare per non farci sopraffare dalla povertà e dallasofferenza che ci circondava.
Comunque, avrete capito che abbiamo un grosso debito di riconoscenza con voi, per averci invogliato a vivere questa indimenticabile esperienza. Vi seguiamo nella vostra, sperando sia altrettanto bella.
Un abbraccio forte
Roberta e Claudio


aggiornamento diario 

26 luglio CACARELLA E ALTRO DA JAIPUR
Ciao ragazzi. il nostro diario indiano ha tardato un po’ perché abbiamo avutoun po’ di contrattempi. Niente di grave, tranquilli, però siamo stati costrettia fermarci una settimana a Jaipur e non abbiamo ancora visto molto. Da Delhisiamo scappati quasi subito, perché è caotica, inquinatissima e soffocante.Ci siamo trattati bene, abbiamo preso una macchina con autista per piùdi due settimane, insomma un lusso. In realtà pensavamo di trattare per l’aria condizionata direttamente con l’autista, ma abbiamo scoperto che èun cacacasotto e non ha accettato le nostre lucrosissime offerte. Però nonci arrendiamo, il viaggio è ancora lungo, anche se lui sembra proprio tonto,anche gli altri autisti lo prendono in giro! Abbiamo visto il Taj mahaled è magnifico, davvero sorprendente, da fuori non si vede, e quando ti appare ti lascia senza fiato.
Abbiamo visto anche un pò di templi, e tanti animali, scoiattoli, cammelliscimmie uccelli. E soprattutto mucche. Se la comandano, in mezzo al trafficocaotico, sono uno spettacolo, non si smuovono neanche vedendo un camionche le punta a 100 all’ora strombazzando.
Gli indiani sono bellissimi, hanno occhi neri che ti leggono dentro , ledonne sono elegantissime , chissà quanto ci vedono brutti, piccoletti, slavatie vestiti da straccioni.
Ai templi i ragazzini mi fanno le foto (sto scrivendo io perchè fa troppocaldo e claudio nun iela fa, si è buttato in piscina), sono incuriositi,vedeste come se la ridono. Turisti stranieri poco e niente, e a me mancanoun pò il confronto, lo scambio di informazioni…vabbè, il motivo s’è capito:fatroppo caldo per venire qui in questo periodo.
Ora vado anche io perché sono arrivate mille zanzare.
Vi abbraccio e aspetto vostre notizie vacanziere e non
roberta

28 luglio PUSHKAR
Rieccoci.Siamo a Pushkar, nel cuore del Rajastan, dove i pellegrini si immergonoin un lago circondato da aspri monti. il clima è meno peggio che altrovee l’atmosfera è molto rilassata. ci sono tanti pseudo bramini e altri santonimagrissimi col volto pitturato e turbanti strani.
le mucche imperversano nelle viuzze, strusciando il musosugli abiti esposti nei bazar e scacazzando ovunque.
noi finalmente ci sentiamo in vacanza, abbiamo prenotato un bell’albergo sul lago e forse domani cifacciamo fare un massaggio ayurvedico.
Vi mandiamo un grosso bacio
roberta e claudio

1 agosto JODHPUR
Ciao a tutti, siamo a Jodhpur, la citta blu, anche se ancora non l’abbiamovista perchè abbiamo viaggiato tutto il giorno sotto un bell’acquazzone.finalmente il monsoon. qui tutti lo invocavano, ed anche noi, dopo avervisto i laghetti di udaipur tutti secchi, con le mucche che vi pascolavanodentro ed i bimbi che giocavano a cricket.insomma una tristezza infinita...pensatea venezia senza acqua!
stiamo vedendo dei posti bellissimi, e gli indiani ci piacciono un sacco,tranne i camionisti, che fanno sorpassi pericolosissimi e vanno contromano, e tranne quelli che sul ciglio della strada fanno ballare gli orsiper guadagnare qualche moneta {ai quali claudio urla fuck you dal finestrinoin un inglese perfetto!}
siamo in grande forma, specialmente ora che il monsone ha abbassato le temperature.
ci fa ancora un pò schifo il cibo indiano, ma crediamo chetra poco passeranno gli effetti dell’intossicazione.
il nostro autista non sa usare le marce {immaginate i sorpassi che duranomezzora..}, si perde ad ogni bivio e parla in modo incomprensibile, neanchegli indiani sembrano capirlo, comunque grazie a lui stiamo vedendo un saccodi posti meravigliosi, e siamo contenti di aver scelto questo tipo di vacanza,anche se tra poco finiranno le comodità e ci aspetta un bel treno notturnoper Varanasi.
vi auguriamo buone vacanze, dato che ormai siete tutti in partenzafateci sapere
baci
r e c

5 agosto JAISALMER
siamo a jaisalmer, in mezzo al deserto, quasi al confine col pakistan.la citta è magnifica, tutta di pietra, color seppia, arroccata su uno sperone di roccia.appena arrivati siamo stati accolti da una tempesta di sabbia: improvvisamentel’aria si è tinta di un intensissimo color arancio, il vento ha cominciatoa soffiare forte, non si vedeva più nulla.
fa molto caldo, ma noi ci svegliamo presto e facciamo lunghe pause pranzoin albergo.
degli indiani stiamo cominciando a capire un pò di cose. sulle caste sonoun pò vaghi, e sembra vogliano farci apparire il sistema più flessibiledi quello che e'.
abbiamo capito che i matrimoni sono tutti combinati, gli sposi non si conoscono,a volte c’è solo un bride viewing se lo sposo vuol vedere la sposa, se noneanche quello. ci hanno anche spiegato che comincia a diffondersi l’ideadi un matrimonio diverso, not arranged, anche se non viene ancora messain pratica. per spiegare questo tipo di matrimonio un indiano ha detto:"you know love?" per fortuna we know, e da almeno tre generazioni.da questo punto di vista sono indietro di cento anni. le famiglie si indebitanoed ipotecano la casa per pagare al futuro marito la dote, ci hanno parlatodi non meno di 8000 dollari. insomma, avere figlie femmine è proprio unasfiga qui, ed infatti, gli aborti sono illegali, perchè si continuano apraticare aborti selettivi di feti sani di sesso femminile.per venire fin qui abbiamo visto case di fango con tetti di paglia, il paesaggioè completamente diverso da quello delle città, ed anche la povertà che c’è qui è diversa da quella vista a delhi, agra e jaipur dove ci sono centinaiadi famiglie che vivono sui marciapiedi.
si cominciano a vedere turisti, spagnoli e francesi, soprattutto. noi abbiamoconosciuto una coppia di torinesi che abita a cento metri da casa nostra . pazzesco.facciamo lo stesso giro e ci vediamo spesso, dandoci appuntamento alle fortezzedelle varie città.
non riusciamo a scrivere spesso perchè le linee sono lente e ci sono continuiblackout.però vi pensiamo e aspettiamo vostre notizie
baci roberta e claudio

10 agosto DELHI
rieccoci a delhi. siamo scappati per ben due volte da questa città cosìcaotica ma stavolta ci tocca rimanere un giorno intero, l’ultimo di vacanza.in fondo ci sentiamo un pò a casa: la pizza di pizza hut è come quella altegamino e poi la città è bloccata dai lavori per la costruzione della metro...insomma proprio come a torino!
da jaisalmer siamo passati di qui per prendere il treno per varanasi, felicidi mollare la nostra indi-car e soprattutto il nostro autista, l’unico indianoprepotente e scontroso su un miliardo di persone!! nonostante i 50 dollari(cifra pazzesca per l’india) la prima classe faceva davvero schifo, ed ioho passato i primi 20 minuti a convincere claudio a non scendere, e glialtri 800 interminabili minuti a vedere claudio che ammazzava scarafaggial ritmo di due al minuto bestemmiando come un turco.comunque è valsa la pena perchè varanasi è davvero una città speciale, sirespira un'aria diversa, abbiamo capito un pò di più gli indiani, vedendolinel loro luogo sacro.
la gita sul ganga (cosi chiamano il gange) all’alba è stata magnifica, lacittà era deserta mentre il fiume era pieno di fedeli che facevano le abluzionie pregavano. a dire il vero c’erano anche tante persone che si lavavano(anche i denti!!!) in quell’acqua che dire putrida è dire poco, ma questonon ha tolto nulla alla magia di quel momento, ed anzi ci ha fatto capire quanto è importante il rapporto della gente con il fiume. abbiamo vistole pire funerarie e le preghiere al tramonto, quando una dolce musica scendedai templi ai ghat ed i fedeli sono assorti a guardare i bramini che fannostrani cerimoniali con candele, incensi e dolci movimenti, lanciando fiorinell’acqua (che a quell’ora sembra invero una fogna a cielo aperto).abbiamo girato la città su un motorisciò guidato da un pazzo scatenato,le montagne russe sono niente in confronto, anche perchè tra mucche, biciclette,dossi e buche, cavarsela era davvero difficile. ma ce l’abbiamo fatta.siamo tornati in aereo, e ci siamo precipitati a mangiare la pizza, questocibo indiano non lo sopportiamo più, con tutto che appena potevamo abbiamoprovato a mangiare bruscette, bruskette, fussili, penne arabbiate..insommail peggio del peggio della cucina italoindiana..una volta ci hanno datoanche una chapati (una specie di piadina) con un pò di pomodori sopra spacciandocelaper vera pizza italiana!
ora vi lascio perchè nonostante l’ora si muore di caldo e claudio non ce lafa più. ormai la vacanza è finita e del monsone neanche una traccia, nonostantele nostre preghiere ai loro dei dalle forme strane, con proboscidi, occhiin fronte e dieci mani. no good monsoon neanche quest’anno, sobbbb!
un abbraccio, a presto
roberta (e claudio)

18 agosto AMARCORD
La vacanza in India non era stata abbastanza faticosa, evidentemente. Quindi ci voleva il viaggio di ritorno per darci la botta finale.
Alle cinque di mattina il taxista con cui avevamo contrattato non si fa trovare; noi con gli zainoni ci avventuriamo per nuova delhi, ancorabuia, trovando finalmente il tipo, che se la dormiva beato in macchina.
Una volta sveglio, si è accorto che una ruota era bucata...fortuna che c'era unaltro tassì, con autista parimenti addormentato, che si è buttato un pòd'acqua fresca in faccia e ci ha portati in tempo all'aeroporto.Di lì in poi, un crescendo: due ore di ritardo, persa la coincidenza aMonaco, quattro ore di attesa in aeroporto. Riusciamo a salire in orario sull'aereo, ma dopo un centinaio di metri, pocoprima del decollo, il capitano ci informa che dobbiamo tornare al gateperchè abbiamo due ruote bucate!!! la hostess ci informa che capita una voltaogni vent'anni, che consolazione!
Facciamo in tempo ad arrivare al gate che si scatena l'inferno: un vero eproprio uragano, con alberi divelti, vetri che tremano e aeroporto costrettoa chiudere. Noi non ci riusciamo a credere: il monsone tanto atteso in indialo troviamo in Baviera. Effetti della globalizzazione?!!
Ora siamo a casa, da tre giorni mangiamo pasta a pranzo e a cena, e abbiamo già recuperato alcuni dei chili persi, oltre all’appetito.
L’India è sempre nei nostri pensieri, il distacco è difficile, le sensazioni sono contrastanti.
Ma non poteva che essere così: l’India stessa ci è parsa piena di contrasti.
Pensiamo alla precarietà che regna sovrana in ogni campo, dalla circolazione stradale, priva di regole, alla sicurezza sul lavoro e all’assistenza sociale, inesistenti,: tutto è sulle spalle degli indiani, lo stato è un’entità astratta, anche la scuola pubblica costa delle cifre folli. Eppure, fatta eccezione per i casi di estremo disagio, si legge nei loro occhioni neri una serenità che non ci riusciamo a spiegare, e che loro sono riusciti a comunicarci fin dal primo momento.
Stride anche la condizione delle donne: sguardi timidi, divieto di uscire da sole, doti, matrimoni combinati e aborti selettivi, come se il Paese non fosse stato governato per vent’anni da Indira Gandi con poteri che hanno sfiorato la dittatura, ed ora non fosse retto da sua nuora, per giunta italiana.
Anche il paesaggio ci ha lasciato perplessi: forse a causa dell’assenza da anni di un buon monsone, dal finestrino della macchina abbiamo visto una campagna prevalentemente piatta, brulla, assetata. Il paesaggio urbano, invece, era di una vivacità inimmaginabile: biciclette, risciò, carri, auto, mucche, asini, cani, capre, talvolta anche elefanti, scimmie e cammelli. Tutto era calore e colore.
Ci viene anche in mente l’estrema sporcizia in cui ci siamo mossi: i mucchi di immondizia nelle strade, gli sputi continui, la pipì fatta ovunque, gli escrementi delle mucche. Eppure insieme a noi c’erano donne elegantissime vestite in sari di seta, ornate di bracciali, cavigliere, anelli; bimbi curatissimi, con gli occhi truccati per allontanare gli spiriti negativi; uomini sempre in camicia, anche nelle ore più calde. Non abbiamo mai visto tanti barbieri, nei villaggi bastava una sedia e uno specchio appeso a un albero, un cliente c’era sempre. Eppoi le tintorie, una ad ogni angolo, e panni stesi ovunque, oppure stirati per la strada con ferri a carbone.
A volte vorremmo essere ancora lì, a visitare le altre indie, come il kerala o il sikkim, a contemplare i meravigliosi sari delle donne o la dolcezza degli uomini che si tengono per mano. A volte ci sentiamo più liberi e leggeri, contenti di esserci tolti quella corazza che siamo stati costretti ad indossare per non farci sopraffare dalla povertà e dallasofferenza che ci circondava.
Comunque, avrete capito che abbiamo un grosso debito di riconoscenza con voi, per averci invogliato a vivere questa indimenticabile esperienza. Vi seguiamo nella vostra, sperando sia altrettanto bella.
Un abbraccio forte
Roberta e Claudio


aggiornamento diario 

26 luglio CACARELLA E ALTRO DA JAIPUR
Ciao ragazzi. il nostro diario indiano ha tardato un po’ perché abbiamo avutoun po’ di contrattempi. Niente di grave, tranquilli, però siamo stati costrettia fermarci una settimana a Jaipur e non abbiamo ancora visto molto. Da Delhisiamo scappati quasi subito, perché è caotica, inquinatissima e soffocante.Ci siamo trattati bene, abbiamo preso una macchina con autista per piùdi due settimane, insomma un lusso. In realtà pensavamo di trattare per l’aria condizionata direttamente con l’autista, ma abbiamo scoperto che èun cacacasotto e non ha accettato le nostre lucrosissime offerte. Però nonci arrendiamo, il viaggio è ancora lungo, anche se lui sembra proprio tonto,anche gli altri autisti lo prendono in giro! Abbiamo visto il Taj mahaled è magnifico, davvero sorprendente, da fuori non si vede, e quando ti appare ti lascia senza fiato.
Abbiamo visto anche un pò di templi, e tanti animali, scoiattoli, cammelliscimmie uccelli. E soprattutto mucche. Se la comandano, in mezzo al trafficocaotico, sono uno spettacolo, non si smuovono neanche vedendo un camionche le punta a 100 all’ora strombazzando.
Gli indiani sono bellissimi, hanno occhi neri che ti leggono dentro , ledonne sono elegantissime , chissà quanto ci vedono brutti, piccoletti, slavatie vestiti da straccioni.
Ai templi i ragazzini mi fanno le foto (sto scrivendo io perchè fa troppocaldo e claudio nun iela fa, si è buttato in piscina), sono incuriositi,vedeste come se la ridono. Turisti stranieri poco e niente, e a me mancanoun pò il confronto, lo scambio di informazioni…vabbè, il motivo s’è capito:fatroppo caldo per venire qui in questo periodo.
Ora vado anche io perché sono arrivate mille zanzare.
Vi abbraccio e aspetto vostre notizie vacanziere e non
roberta

28 luglio PUSHKAR
Rieccoci.Siamo a Pushkar, nel cuore del Rajastan, dove i pellegrini si immergonoin un lago circondato da aspri monti. il clima è meno peggio che altrovee l’atmosfera è molto rilassata. ci sono tanti pseudo bramini e altri santonimagrissimi col volto pitturato e turbanti strani.
le mucche imperversano nelle viuzze, strusciando il musosugli abiti esposti nei bazar e scacazzando ovunque.
noi finalmente ci sentiamo in vacanza, abbiamo prenotato un bell’albergo sul lago e forse domani cifacciamo fare un massaggio ayurvedico.
Vi mandiamo un grosso bacio
roberta e claudio

1 agosto JODHPUR
Ciao a tutti, siamo a Jodhpur, la citta blu, anche se ancora non l’abbiamovista perchè abbiamo viaggiato tutto il giorno sotto un bell’acquazzone.finalmente il monsoon. qui tutti lo invocavano, ed anche noi, dopo avervisto i laghetti di udaipur tutti secchi, con le mucche che vi pascolavanodentro ed i bimbi che giocavano a cricket.insomma una tristezza infinita...pensatea venezia senza acqua!
stiamo vedendo dei posti bellissimi, e gli indiani ci piacciono un sacco,tranne i camionisti, che fanno sorpassi pericolosissimi e vanno contromano, e tranne quelli che sul ciglio della strada fanno ballare gli orsiper guadagnare qualche moneta {ai quali claudio urla fuck you dal finestrinoin un inglese perfetto!}
siamo in grande forma, specialmente ora che il monsone ha abbassato le temperature.
ci fa ancora un pò schifo il cibo indiano, ma crediamo chetra poco passeranno gli effetti dell’intossicazione.
il nostro autista non sa usare le marce {immaginate i sorpassi che duranomezzora..}, si perde ad ogni bivio e parla in modo incomprensibile, neanchegli indiani sembrano capirlo, comunque grazie a lui stiamo vedendo un saccodi posti meravigliosi, e siamo contenti di aver scelto questo tipo di vacanza,anche se tra poco finiranno le comodità e ci aspetta un bel treno notturnoper Varanasi.
vi auguriamo buone vacanze, dato che ormai siete tutti in partenzafateci sapere
baci
r e c

5 agosto JAISALMER
siamo a jaisalmer, in mezzo al deserto, quasi al confine col pakistan.la citta è magnifica, tutta di pietra, color seppia, arroccata su uno sperone di roccia.appena arrivati siamo stati accolti da una tempesta di sabbia: improvvisamentel’aria si è tinta di un intensissimo color arancio, il vento ha cominciatoa soffiare forte, non si vedeva più nulla.
fa molto caldo, ma noi ci svegliamo presto e facciamo lunghe pause pranzoin albergo.
degli indiani stiamo cominciando a capire un pò di cose. sulle caste sonoun pò vaghi, e sembra vogliano farci apparire il sistema più flessibiledi quello che e'.
abbiamo capito che i matrimoni sono tutti combinati, gli sposi non si conoscono,a volte c’è solo un bride viewing se lo sposo vuol vedere la sposa, se noneanche quello. ci hanno anche spiegato che comincia a diffondersi l’ideadi un matrimonio diverso, not arranged, anche se non viene ancora messain pratica. per spiegare questo tipo di matrimonio un indiano ha detto:"you know love?" per fortuna we know, e da almeno tre generazioni.da questo punto di vista sono indietro di cento anni. le famiglie si indebitanoed ipotecano la casa per pagare al futuro marito la dote, ci hanno parlatodi non meno di 8000 dollari. insomma, avere figlie femmine è proprio unasfiga qui, ed infatti, gli aborti sono illegali, perchè si continuano apraticare aborti selettivi di feti sani di sesso femminile.per venire fin qui abbiamo visto case di fango con tetti di paglia, il paesaggioè completamente diverso da quello delle città, ed anche la povertà che c’è qui è diversa da quella vista a delhi, agra e jaipur dove ci sono centinaiadi famiglie che vivono sui marciapiedi.
si cominciano a vedere turisti, spagnoli e francesi, soprattutto. noi abbiamoconosciuto una coppia di torinesi che abita a cento metri da casa nostra . pazzesco.facciamo lo stesso giro e ci vediamo spesso, dandoci appuntamento alle fortezzedelle varie città.
non riusciamo a scrivere spesso perchè le linee sono lente e ci sono continuiblackout.però vi pensiamo e aspettiamo vostre notizie
baci roberta e claudio

10 agosto DELHI
rieccoci a delhi. siamo scappati per ben due volte da questa città cosìcaotica ma stavolta ci tocca rimanere un giorno intero, l’ultimo di vacanza.in fondo ci sentiamo un pò a casa: la pizza di pizza hut è come quella altegamino e poi la città è bloccata dai lavori per la costruzione della metro...insomma proprio come a torino!
da jaisalmer siamo passati di qui per prendere il treno per varanasi, felicidi mollare la nostra indi-car e soprattutto il nostro autista, l’unico indianoprepotente e scontroso su un miliardo di persone!! nonostante i 50 dollari(cifra pazzesca per l’india) la prima classe faceva davvero schifo, ed ioho passato i primi 20 minuti a convincere claudio a non scendere, e glialtri 800 interminabili minuti a vedere claudio che ammazzava scarafaggial ritmo di due al minuto bestemmiando come un turco.comunque è valsa la pena perchè varanasi è davvero una città speciale, sirespira un'aria diversa, abbiamo capito un pò di più gli indiani, vedendolinel loro luogo sacro.
la gita sul ganga (cosi chiamano il gange) all’alba è stata magnifica, lacittà era deserta mentre il fiume era pieno di fedeli che facevano le abluzionie pregavano. a dire il vero c’erano anche tante persone che si lavavano(anche i denti!!!) in quell’acqua che dire putrida è dire poco, ma questonon ha tolto nulla alla magia di quel momento, ed anzi ci ha fatto capire quanto è importante il rapporto della gente con il fiume. abbiamo vistole pire funerarie e le preghiere al tramonto, quando una dolce musica scendedai templi ai ghat ed i fedeli sono assorti a guardare i bramini che fannostrani cerimoniali con candele, incensi e dolci movimenti, lanciando fiorinell’acqua (che a quell’ora sembra invero una fogna a cielo aperto).abbiamo girato la città su un motorisciò guidato da un pazzo scatenato,le montagne russe sono niente in confronto, anche perchè tra mucche, biciclette,dossi e buche, cavarsela era davvero difficile. ma ce l’abbiamo fatta.siamo tornati in aereo, e ci siamo precipitati a mangiare la pizza, questocibo indiano non lo sopportiamo più, con tutto che appena potevamo abbiamoprovato a mangiare bruscette, bruskette, fussili, penne arabbiate..insommail peggio del peggio della cucina italoindiana..una volta ci hanno datoanche una chapati (una specie di piadina) con un pò di pomodori sopra spacciandocelaper vera pizza italiana!
ora vi lascio perchè nonostante l’ora si muore di caldo e claudio non ce lafa più. ormai la vacanza è finita e del monsone neanche una traccia, nonostantele nostre preghiere ai loro dei dalle forme strane, con proboscidi, occhiin fronte e dieci mani. no good monsoon neanche quest’anno, sobbbb!
un abbraccio, a presto
roberta (e claudio)

18 agosto AMARCORD
La vacanza in India non era stata abbastanza faticosa, evidentemente. Quindi ci voleva il viaggio di ritorno per darci la botta finale.
Alle cinque di mattina il taxista con cui avevamo contrattato non si fa trovare; noi con gli zainoni ci avventuriamo per nuova delhi, ancorabuia, trovando finalmente il tipo, che se la dormiva beato in macchina.
Una volta sveglio, si è accorto che una ruota era bucata...fortuna che c'era unaltro tassì, con autista parimenti addormentato, che si è buttato un pòd'acqua fresca in faccia e ci ha portati in tempo all'aeroporto.Di lì in poi, un crescendo: due ore di ritardo, persa la coincidenza aMonaco, quattro ore di attesa in aeroporto. Riusciamo a salire in orario sull'aereo, ma dopo un centinaio di metri, pocoprima del decollo, il capitano ci informa che dobbiamo tornare al gateperchè abbiamo due ruote bucate!!! la hostess ci informa che capita una voltaogni vent'anni, che consolazione!
Facciamo in tempo ad arrivare al gate che si scatena l'inferno: un vero eproprio uragano, con alberi divelti, vetri che tremano e aeroporto costrettoa chiudere. Noi non ci riusciamo a credere: il monsone tanto atteso in indialo troviamo in Baviera. Effetti della globalizzazione?!!
Ora siamo a casa, da tre giorni mangiamo pasta a pranzo e a cena, e abbiamo già recuperato alcuni dei chili persi, oltre all’appetito.
L’India è sempre nei nostri pensieri, il distacco è difficile, le sensazioni sono contrastanti.
Ma non poteva che essere così: l’India stessa ci è parsa piena di contrasti.
Pensiamo alla precarietà che regna sovrana in ogni campo, dalla circolazione stradale, priva di regole, alla sicurezza sul lavoro e all’assistenza sociale, inesistenti,: tutto è sulle spalle degli indiani, lo stato è un’entità astratta, anche la scuola pubblica costa delle cifre folli. Eppure, fatta eccezione per i casi di estremo disagio, si legge nei loro occhioni neri una serenità che non ci riusciamo a spiegare, e che loro sono riusciti a comunicarci fin dal primo momento.
Stride anche la condizione delle donne: sguardi timidi, divieto di uscire da sole, doti, matrimoni combinati e aborti selettivi, come se il Paese non fosse stato governato per vent’anni da Indira Gandi con poteri che hanno sfiorato la dittatura, ed ora non fosse retto da sua nuora, per giunta italiana.
Anche il paesaggio ci ha lasciato perplessi: forse a causa dell’assenza da anni di un buon monsone, dal finestrino della macchina abbiamo visto una campagna prevalentemente piatta, brulla, assetata. Il paesaggio urbano, invece, era di una vivacità inimmaginabile: biciclette, risciò, carri, auto, mucche, asini, cani, capre, talvolta anche elefanti, scimmie e cammelli. Tutto era calore e colore.
Ci viene anche in mente l’estrema sporcizia in cui ci siamo mossi: i mucchi di immondizia nelle strade, gli sputi continui, la pipì fatta ovunque, gli escrementi delle mucche. Eppure insieme a noi c’erano donne elegantissime vestite in sari di seta, ornate di bracciali, cavigliere, anelli; bimbi curatissimi, con gli occhi truccati per allontanare gli spiriti negativi; uomini sempre in camicia, anche nelle ore più calde. Non abbiamo mai visto tanti barbieri, nei villaggi bastava una sedia e uno specchio appeso a un albero, un cliente c’era sempre. Eppoi le tintorie, una ad ogni angolo, e panni stesi ovunque, oppure stirati per la strada con ferri a carbone.
A volte vorremmo essere ancora lì, a visitare le altre indie, come il kerala o il sikkim, a contemplare i meravigliosi sari delle donne o la dolcezza degli uomini che si tengono per mano. A volte ci sentiamo più liberi e leggeri, contenti di esserci tolti quella corazza che siamo stati costretti ad indossare per non farci sopraffare dalla povertà e dallasofferenza che ci circondava.
Comunque, avrete capito che abbiamo un grosso debito di riconoscenza con voi, per averci invogliato a vivere questa indimenticabile esperienza. Vi seguiamo nella vostra, sperando sia altrettanto bella.
Un abbraccio forte
Roberta e Claudio


domenica, agosto 01, 2004

Diario Ind(ones)iano 

Eh gia... Quest'anno siamo in Indonesia.

Per leggere il blog:

http://diarioindonesiano.blogspot.com

A presto,

Stefano e Alessandra

sabato, luglio 17, 2004

partenza 

aiuto si parte
era meglio non (ri)leggerlo il vostro diario andiano: tra mosche, vacche, cessi all'aria aperta, non dico che mi è passata la voglia ma...come dire...è sopraggiunta una certa preoccupazione.
vi faremo sapere.
un abbraccio e buone vacanze
roberta

giovedì, settembre 04, 2003

amarcord 

siamo tornati credendo di averle scampate tutte. Non la rosolia.
Prima di partire ci eravamo vaccinati in maniera adeguata. Epatite a e b, difterotetano pollio, antitifica, antimenigococco, antipneumococco. Costo di 105 euro cadauno più 30 euro circa per singoli richiami. Siccome è stagione di monsoni, decidiamo di fare anche la profilassi antimalarica. E per non lasciare niente di intentato, sottoscriviamo anche una polizza assicurativa di modesta entità. Non si sa mai. anzi qualcuno ce l’ha consigliata allegramente. in rapporto, la spesa per non ammalarsi è maggiore del costo del biglietto aereo. che in effetti costava poco perché era a rischio sars.
Ma quanto vale la salute? Un enorme valore e nessun prezzo.
La convinzione di aver adottato tutte le cautele del caso si rinforza durante il viaggio. La cosa che mi fa tremare di più è la mancanza di sicurezza sociale. Il numero di persone offese che si incontrano lungo la strada fa male al cuore. mancano così tante gambe e braccia che il pensiero va subito ai reduci di guerra, ma quale guerra? La risposta è intorno. Sul ciglio delle strade i mezzi rivoltati si contano a centinaia. vuoi per le strade dissestate, perché guidano in quel modo assurdo, perché la gente viaggia stipata sui pulman e in quelle condizioni non riesce a mettersi in salvo. Gli incidenti non sono solo un dato statistico. Producono un’infinità di dolore.
Manca la sicurezza sul lavoro. Li vedi appesi a un filo di corda mentre lavorano sui cornicioni. Neanche le impalcature con le canne di bambù in birmania sembravano tanto pericolose. Oltre al fatto che tanta disoccupazione deve giocare al ribasso anche per le condizioni materiali in cui si trovano costretti a lavorare.
Difficile parlare delle condizioni igieniche. Mancano le fogne, manca l’acqua. e la carenza di igiene personale è sempre veicolo di malattia. A camminare nelle acque infette viene l’elefantiasi. Nessuno sa come gli indiani possano bere l’acqua del gange dove non un batterio di colera saprebbe sopravvivere.
La sensazione è che la vita valga poco.
Ma quando siamo arrivati a Varanasi di mattina all’alba quell’odore dolciastro mi ha restituito un altro senso della vita. Lungo il fiume galleggiavano candele accese e petali di fiori e sui ghat la legna accatastata serviva alle cremazioni. alcune cataste bruciavano.

domenica, agosto 24, 2003

la corrente e' andata via di nuovo. ricominciamo. siamo ancora in india e a giudicare dalla rete elettrica in quella piu' arretrata. ma da questo punto di vista, forse l'unico, l'india si somiglia tutta.
siamo nel madhya pradesh, la pianura del gange. sole alto su distese di campi coltivati e verde brillante. del monsone tanto atteso solo sparuti cenni di giorni passati. insomma la pioggia finora ce l'hanno solo raccontata gli altri. siamo in un piccolo villaggio di campagna, khajuraho e veniamo da agra, la citta' del taj mahal. mausoleo di raffinata bellezza come probabilmente doveva essere la sposa dell'imperatore moghul alla quale venne dedicato. intarsi di pietre preziose formano delicati fiori di loto, rose e crisantemi. mani di artigiani persiani.
agra e'anche famosa per essere i turisti vittime di raggiri e avvelenamenti sistematici. va bene non accettare caramelle dagli sconosciuti ma esiste qui un meccanismo abbastanza consolidato del tipo mangi, ti offrono pasti fortemente corrotti, ti senti male e il ristoratore premuroso si prodiga a chiamare subito il medico. il conto e'salatissimo. per fortuna che c'era pizza hut. la globalizzazione che aiuta. almeno quello fa male ma non piu'di tanto. e'controllato. a jodhpur un signore portoghese ci aveva gia' sconsigliato dal bere coca cola, fanta, pepsi, perche' 47 persone erano ricoverate in ospedale a delhi per intossicazione. la cosa ci sarebbe poi stata confermata da altri. sembrerebbe infatti che il tasso di pesticidi contenuti nelle bevande sia maggiore di quello normalmente consentito e tollerato. noi abbiamo scelto una strada sicura ed economica. acqua imbottigliata, perche' quella minerale non la conoscono.
comunque state tranquilli le abbiamo scampate e per maggiori cautele, ma qui non sono mai troppe, abbiamo barattato medicine con 2 ragazzi italiani di ritorno a roma. 1 pasticca di tavanic contro 2 enterogermine, 1 maloox, 2 tachipirine. lo scambio sembrerebbe vantaggioso a nostro favore, ma ognuno sa quanto vale qui un antidiarroico.
adesso dobbiamo scappare in albergo. ieri sera alle 22.15 era sbarrata la saracinesca. domani corrente permettendo vi raccontiamo un altro po'di cose, e ce ne abbiamo..

sabato, agosto 16, 2003

pushkar e freak 

in viaggio verso jaipur, la capitale del rajastan, ci siamo fermati un paio di giorni a pushkar, la capitale dei freakkettoni. non abbiamo potuto aggiornare il blog perche' il black out ha interessato anche la centrale telefonica oltre che quella elettrica. un po' come a new york.
pushkar e' una citta' sacra al culto di brahma, una delle principali divinita' indu. in tutto se ne contano 300.000. come dire: chiunque qui puo' diventare un guru.
sarebbe anche assolutamente vegetariana, neanche un uovo, ma abbiamo letto sui menu' di sedicenti omelette. non si scattano foto sui ghat, non ci si avvicina ai ghat con cose di cuoio, scarpe, cinture, non si beve birra. regole ferree, ma a noi hanno servito birra di sottobanco versandola in una normale teiera. faceva un po' strano. quando la forma e' anche sostanza..
grande bazar e ritrovo di freak. noi ci si e' ambientati subito. stefano si e' comprato dei pantaloni tipo pigiama di un arancio caki molto tipico. non lo riconoscereste neanche voi. la verita' e' che pur essendo al secondo lavaggio non abbiamo piu' cose pulite da infilarci. puzziamo. i panni si lavano sui ghat, e non nella lavatrice. inutile dirvi cosa ne esce dalle acque sacre.
ieri era il giorno dell'indipendenza. ci sarebbe piaciuto vedere il discorso che il primo ministro ha tenuto affacciato al red fort di delhi. ma di televisioni non s'e' vista traccia.
per arrivare a pushkar ci si e' anche arenata la macchina nelle dune. si e' creato un ingorgo di macchine, jeep, bisonti, cammelli e i soliti curiosi. il paesaggio e' cambiato rapidamente e dalle dune si e' passati alle collinette verdi e alle case bianche e indaco.

mercoledì, agosto 13, 2003

sulla terrazza di udaipur 

ieri l'altro siamo arrivati a udaipur con una tipica ambassador bianca. per chi non la conoscesse e' quella che viene tutta abbozzata e martellata per essere trasformata in una moderna peugeot 206 nella nota pubblicita'. la macchina e'senz'altro il mezzo migliore per spostarsi. la rete ferroviaria indiana e'lontana dall'essere quel gioiello di efficienza che dicevano all'ambasciata. e'vero invece che ci lavora qualche milione di persone e che ci sale pure. qui c'é la guida a destra e i sorpassi sono azzardatissimi. la strada sarebbe anche a 2 corsie se non i fossero immense buche da aggirare, bufali e vacconi da schivare, rickshaw motorette e locali, tanti locali.
per arrivare ad udaipur abbiamo attraversato delle collinette verdi e molti villaggi. gli uomini indosavano il turbante color fucsia (quello bianco e'prerogativa solo di jodhpur) e abiti bianchi. e'una zona abitata per lo piu' da jainisti, una minoranza religiosa, non sappiamo se anche etnica. adorano solo 24 dei e sono non violenti e assolutamente vegetariani. si coprono la bocca con un fazzoletto (tipo rapinatori) per non ingoiare anche inavvertitamente mosche.
udaipur e' una citta' bianca a specchio sull'acqua. ci siamo sistemati in una pensioncina a conduzione familiare. e'una grande casa color indaco e il padre ha dipinto personalmente tutte le stanze con motivi floreali e paesaggi dai toni vivaci. dal balcone si vedono le lavandaie che lavorano sui ghat, i gradoni che scendono a riva e i fedeli che fanno le abluzioni.
a proposito di acqua, il lago e'sotto il livello minimo perche'qui non piove da 3 anni. no good monsoon.
il marana' (titolo equivalente al nostro duca che ha solo il reggente di udaipur) qui e' il piu'ricco di tutto il rajastan e si vede. il tenore di vita sembra piu'alto e si vedono meno mendicanti. l'atmosfera e'meno aggressiva che altrove.
sui tetti corrono scimmie e scoiattoli mentre noi ce ne stiamo in veranda a goderci il panorama.

domenica, agosto 10, 2003

mosche da bombay 

anche la zanzariera ha avuto il suo ruolo a jaisalmer. faceva molto baldacchino, ma nulla ha potuto quando la mattina di venerdi' sono arrivate le mosche da bombay!!! non ci potevo credere, infestati da mosche. ancora ci chiediamo se avendo loro fatto un lungo viaggio non potessero continuare oltre.
noi invece abbiamo proseguito e da jaisalmer, fortezza color miele in mezzo al deserto, siamo a jodhpur la citta' blu. il blu contraddistingue le case dei bramini, ma qui e' solo un buon repellente contro gli insetti (che non si sa mai volessero farsi un altro giro..). in viaggio sul treno una ragazza indiana mi ha domandato a quale casta appartenessi. la mia risposta ovviamente l'ha disorientata. ed era anche una delle poche che sapeva dell'esistenza dell'italia, almeno cosi' mi e' sembrato. altri rispondono con un sorriso di cortesia. qualcuno, commercianti, ripete amigo, ciao, buonasera. anzi che non dice pizza, mafia e mandolino. ma da quanto leggo cosa succede li, ce la possiamo fare.
un'altra a jaisalmer mi spiegava quanto sia importante per una donna lavorare in proprio autonomamente ed essere indipendente. lei che fa massaggi a jaisalmer da 20 anni ha messo su un discreto business. donne indiane..

sabato, agosto 09, 2003

black out in jaisalmer  

oggi ci siamo svegliati senza elettricita' sudati come bestie, il ventilatore si era fermato. tutta la citta' e stata senza energia fino all'ora di pranzo. pensare che dalla terrazza di casa si vedono all'orizzonte delle centrali eoliche che girano, ce ne sono piu di 60. tutto intorno e' deserto e verde perche' ora che e' stagione di monsoni ci sono piccoli arbusti che crescono ed e' bellissimo. ogni tanto va via il sole, per fortuna, ma di pioggia poca. quasi mai. jaisalmer sembra una citta di legno di sandalo intarsiato e invece e' tutta di arenaria gialla. la chiamano la citta dorata. sembra finemente ricamata. la pietra e' lavorata come degli intarsi di legno,finestre, porte cesellate. tutto intorno gente che cuce.
le donne sono piene di colori, bracciali, anelli, cavigliere. sono donne arcobaleno.
e poi i vacconi con le corna, pare che le vecchie mucche indiane siano state fatte accoppiare con certe altre di importazione europea, e il risultato e' una vacca strana con una gobba e delle corna. appena capisco meglio vi spiego.
qui si mangia bene vegetariano, il paese per sfamare 1 miliardo di gente ha pensato bene che fosse piu redditizio coltivare un campo a patate che allevarci bovini. studiosi di harvard avrebbero confermato che vegetariano e' buono, salutare, e economico. tanto basta per dire che qui la cucina non e' quel vegetariano sfigato nostro ne quello costoso dell'arancia blu a san lorenzo. e' un misto di salse speziate da paura.
si e capito che ho un po fame? beh si e fatta una certa..

vi abbracciamo tutti,
ale e stefano


venerdì, agosto 08, 2003

Jaisalmer 

siamo a Jaisalmer, ultima fortezza indiana prima del Pakistan.

qui non c'e' copertura quindi non riceviamo sms. e' una citta fortezza in mezzo
al deserto del thar. e' molto bella. questa e' l'india moghul cioe quella
conquistata dagli arabi e infatti somiglia un po' alle medine marocchine.
stiamo in una haveli, una casa tradizionale aristocratica. siamo arrivati
dopo un viaggio estenuante. 12 ore di trenino dondolante a scartamento
ridotto + 8 ore di autobus *per loro* ordinario. ha fatto fermate in tutti i
villaggi e noi eravamo gli unici stranieri. cosi pure sul treno.
il bagno e' un po' un problema perche qui pisciano e cacano all'aperto. noi
abbiamo qualche problema..
si mangia bene. il famoso Nan di AlxGrim a kabul e' una pizza bianca
soffice e sempre calda, visto che qui e' tutto fatto al momento. poi c'e' il
pancake al miele; anche lo yogurt e' buono (l'abbiamo mangiato solo a delhi
in posti ok). Suri che e' indiano e stato molto male mangiando street-food,
quindi anche noi stiamo molto attenti.
la gente e' abbastanza cacacazzi. ci hanno letteralmente assaltato all'arrivo
qui, forse anche perche' eravamo gli unici 2 senza turbante e sari... li
abbiamo seminati con lo zaino a spalla.
le strade sono strette e capita a volte di incontrare delle mucche con le
corna enormi, non so che animali siano ma sono troppo grossi. li abbiamo
scalcavati sempre con lo zaino. questa e una prova di resistenza fisica
oltre che psicologica culturale.
non possiamo ancora inviare foto perche non abbiamo trovato il punto
internet con la porta usb.
stiamo bene.

ciao,

ale e stefano

giovedì, luglio 31, 2003

Ciao a tutti!

Stefano

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